Comitato Pari Opportunità processo civile telematico


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Resoconto Questionario PDF Stampa E-mail
Scritto da GG Desk Coa-Lamezia   
Sabato 12 Febbraio 2011 23:00

Il questionario, voluto dal Comitato Pari Opportunità del Foro di Lamezia Terme è stato concepito al fine di rilevare alcuni dati sulla situazione personale e professionale delle donne avvocato, sul ruolo e responsabilità assegnate loro all’interno degli studi professionali e sulle aspettative rispetto alla professione.

Al questionario, sottoposto attraverso la formula delll’anonimato, hanno risposto in 32 donne: 27 avvocati e 5 praticanti.

Leggi il questionario

I dati raccolti alla data del 31 dicembre 2006, saranno comunicati alla Commissione Pari Opportunità istituita presso il CNF.

 

Il questionario è stato strutturato attraverso 21 quesiti a risposta multipla, e in appendice, una doppia “domanda aperta” a eventuali suggerimenti cui ha risposto solo un terzo delle interpellate.

In apertura, il questionario ha focalizzato l’attenzione sull’attuazione da parte del Consiglio dell’Ordine forense di Lamezia Terme della Legge 125 del 1991, Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro”, interrogando proprio sull’utilità della scelta. In questo caso, sono stati 29 i pareri favorevoli, 3 quelli contrari.

Questi ultimi 3, rientranti tra le donne che “non esercitano la professione a tempo pieno, opzione indicata in totale da 10 interpellate. Le altre 22, invece, si sono dichiarate impegnate “a tempo pieno”.

Al quesito “la scelta della professione forense è una scelta definitiva”, in 25 hanno risposto  “si”, 7no”. Queste ultime 7, quasi tutte parte della categoria “non iscritta alla Cassa Forense”, solo 1 invece, iscritta.

Sempre tra queste 7 per le quali l’avvocatura “non è una scelta definitiva”, ben 4 sono “praticanti”.

In sostanza, sono 25, in totale, gli avvocati interpellati iscritti alla Cassa forense.

Sul tema reddito, i dati non sono affatto confortevoli.

Infatti, alla domanda “in quale fascia di reddito rientri” intanto, su 5 praticanti interpellate, nessunapercepisce un reddito”.

Passando ai dati: solo il 13%, ovvero 4 avvocati su 32, dichiara di rientrare in una fascia di “reddito alta”; 11 avvocati nella “fascia di reddito bassa”; in 17, ovvero il 53%, nella categoria con “fascia di reddito media - raggiungimento della soglia per iscrizione alla Cassa”.

Su 4 avvocati rientranti nella fascia di reddito “alta”, 3 hanno “lo studio a Lamezia Terme”, 1, in un altro comune.

In totale, le donne avvocato interpellate aventi lo studio “in altro comune” sono 5, mentre sono 27 quelle che hanno lo studio a Lamezia Terme.

Rispetto alle materie svolte nella professione, si potrebbe affermare che il 100% delle interpellate si occupa prevalentemente e\o esclusivamente del settore Civile.

Infatti, sono ben 20 avvocati a indicare l’opzione secca “Civile”; a seguire, in 7 indicano oltre al Civile, le opzioni “Amministrativo” e\o “Tributario”; infine, 4 sia “Civile” che “Penale”.

In merito al “tipo di clientela”, rispetto alle opzioni indicate “Sindacati, Enti pubblici,Privati, Mista”, 17 hanno indicato il tipo di clientela “mista”; 13 Privati”; 1 Sindacati” e “Privati”; 1 Enti pubblici” e “Privati”.

Inoltre, sempre rispetto al tipo di clientela, il questionario specificava se: con  “prevalenza di clienti donne, uomini o mista”.

Nessuno ha indicato l’opzione “prevalenza donne”; la maggioranza, 28 donne su 32 , hanno risposto “clientela mista”; mentre il 19% - ovvero 6 interpellate - ha indicato “clientela prevalentemente maschile”.

Passando alle domande specificamente personali, 19 donne interpellate sono “sposate”, 12 nubili” e solo 1 convivente”.

Solo 12 di quelle sposate hanno figli; e solo 2 di queste si avvalgono dell’aiuto di una “Baby sitter”; 3 donne di “nessun aiuto”; le altre della collaborazione di altro genitori, parenti e di “asili o scuole materne”.

Delle restanti 7 sposate senza figli, tutte, dicono di “volere figli in futuro”; stessa cosa per chi è “convivente”.

Nessuna delle “nubili” ha figli, ma indica quasi all’unanimità di “volerne in futuro”. Solo 1 donna sul totale delle 32 intervistate ha indicato l’opzione “no figli in futuro”.

Rispetto alla questione “ritieni che la maternità condizioni o abbia condizionato la professione”, hanno risposto quasi tutte, indipendentemente dal fatto di avere già o meno dei figli; ci sono state tre astenute, tutte, ovviamente, “senza figli”.

A seguire: 7 hanno risposto “avere figli non condiziona la professione”, di queste, solo 3 hanno già dei figli.

In 22, hanno risposto invece “sì, avere figli condiziona la professione”. Di queste: 9 già sposate con figli, 13 invece ancora senza figli.

Il fatto che il 69% delle interpellate abbia dato questa risposta, è indice della consapevolezza radicata che la maternità condizioni inevitabilmente la vita professionale delle donne.

Tutto ciò, confermato dal fatto che di queste 22, in 16 hanno risposto “sì, la professione condiziona la maternità”.

Stavolta sono state 2 le astenute alla domanda, inoltre 1 ha aggiunto l’opzione “a volte”. Infine le restanti 13, hanno risposto “la professione non condiziona la maternità”.

Alla domanda “ritieni che l’esercizio della professione condizioni o abbia condizionato la tua vita familiare”, in 13 hanno risposto “”, di queste, 7 sposate e 3 nubili; 1 astenuta; in 18, invece hanno risposto “no”.

Un dato importante lo si evince dalla domanda “ti senti discriminata, quale donna, nel conferimento degli incarichi da parte di enti pubblici, Società private ed imprenditori”. Ebbene, nonostante ci sia il 68% - 22 donne - che risponde di non sentirsi discriminata”, persiste un 37% - 12 donne - che invece si dichiara “discriminata”.

Il dato migliora sensibilmente quando si chiede “durante l’esercizio della professione (e\o della pratica) ti senti discriminata, quale donna? Se sì: da colleghi, magistrati, personale amministrativo Tribunale”. Infatti, delle precedenti 12 donne che hanno risposto di sentirsi discriminate, solo 5 in questo caso si sono dette “discriminate nel corso dell’esercizio della professione” (indicando varie categorie: colleghi, etc).

Comunque sia, nonostante la maggioranza, 27 interpellate su 32, abbia risposto “no” - ovvero l’84% - resta un 16% tutto negativo.

Con la ventunesima domanda è stato chiesto “ritieni utile l’istituzione di un asilo o ludoteca nella struttura del Tribunale o in luogo adiacente”. In tal caso, quasi all’unanimità - l’87% delle interpellate - 28 donne hanno risposto “”, solo 4 no”.

Rispetto all’appendice di domande “aperte”, solo 11 interpellate su 32 ha scelto di dare indicazioni.

Su 11 risposte, quasi all’unanimità - ben 9 – hanno messo in risalto che il Comitato pari opportunità debba occuparsi con immediatezza della questione “orari udienze” poiché “poco compatibili con le esigenze delle mamme-avvocato”.

Altra questione evidenziata da 2 interpellate, “precedenza, nelle file in cancelleria, alle donne in gravidanza”.

In tal senso c’è chi ha ribadito “l’importanza dell’aiuto alle colleghe con problemi familiari; e ancora “più solidarietà femminile. Più donne nel Consiglio dell’Ordine”. E ancora “Il Cpo deve occuparsi delle forme di discriminazione sul conferimento incarichi”.

Infine “Il Cpo deve predisporre un vademecum per evitare alle giovani colleghe di farsi “tiranneggiare” dai “grandi”… .  Il Cpo deve promuovere convegni per confrontare le varie esperienze professionali”.

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Maggio 2011 14:15
 

.: Variazione dati :.

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